La tecnologia sviluppata nei secoli dal genere umano ha cambiato il nostro mondo, incrementando la liberta’, la salute e la sicurezza dello stesso. Essa necessita del governo dell’ambiente, delle risorse disponibili, dei nostri beni e non e’ esente da rischi.

La sicurezza, definita come la disgiunzione delle attivita’ da livelli di rischio inaccettabili, e’ caratterizzata da un livello di rischio sostenibile che deve essere necessariamente individuato, traguardato e garantito nel tempo per tutto il ciclo di vita delle apparecchiature, degli impianti e degli stessi prodotti.

Ciò avviene attraverso la definizione di obiettivi specifici e la messa in atto di opportuni strumenti per la gestione del rischio e del programma di sicurezza, anche in accordo ai requisiti della normativa e delle risultanze dell’analisi dei rischi.

In questo senso la sicurezza deve diventare una parte integrante dei processi di produzione e solo con un management integrato e’ possibile, in organizzazioni complesse (quali ad esempio gli stabilimenti soggetti alla normativa per la prevenzione degli incidenti rilevanti), raggiungere alti livelli di sicurezza nella tutela della salute e della sicurezza delle persone e dell’ambiente sociale e lavorativo.

La “sicurezza”, in generale, quella pubblica, quella sulle strade, quella, a noi tanto cara, sul lavoro, rappresenta un’esigenza collettiva, che stimola le nostre coscienze, una valvola, che, se lasciata aperta, fa scattare tutta una serie di allarmi interiori, che limitano la spontaneita’ delle nostre azioni, la capacita’ dell’uomo di saper osare, da cui sono promanate, negli ultimi anni, grandi conquiste.

Quando si abbassano i livelli di sicurezza, ecco che i nostri governanti rispondono stringendo le viti dei meccanismi sanzionatori, aumentando così lo stato di allerta, spesso, però, attraverso logiche impenetrabili, con norme che si inseguono affannosamente, nel tentativo di rispondere a quegli eventi drammatici, che, periodicamente, ci scuotono, cogliendoci sistematicamente di sorpresa, nella loro “imprevedibilita’”, mi permetto all’uopo di ricordare il disastro di Cernobyl.

Addetti ai lavori ed osservatori imparziali, siamo quindi vittime di quella congerie normativa, nella quale e’, praticamente, impossibile muoversi. Ecco perché l’obiettivo primario che dobbiamo porci e’ quello di trasmettere la cultura della sicurezza, far sì che quest’ultima non venga concepita come un fastidioso e costoso imperativo categorico, o peggio come un meccanico ritornello, incomprensibile nel suo intrinseco valore, ma come uno stile di vita, una consuetudine che deve orientare l’agire umano, in assenza della quale, per quanto la sicurezza sia un dovere legislativamente imposto, ci si senta in difetto, giacché la si percepisce, soprattutto, come onere moralmente immancabile.

Come realizzare tale rivoluzione copernicana? Attraverso cospicue campagne di sensibilizzazione, attraverso la cultura, la conoscenza, la formazione, da sempre efficaci antidoti contro mali radicati della nostra societa’, attraverso sistemi semplici, accessibili, tanto in termini intellettuali quanto in termini materiali.

Dott. Ing. Marco Emmanuele